Elbrus 2008 Cosa c'è di più alto del Monte Bianco qui vicino? di Gianluca Pancini
Tutto incominciò dopo aver fatto la mitica traversata Est-Ovest del monte Bianco lo scorso Settembre. La domanda che mi feci fu: "e adesso che cosa posso scalare di più alto?". La risposta non tardò ad arrivare. La montagna si chiamava Monte Elbrus, ormai considerata da tutti la vetta più alta del continente Europeo. Il problema era capire come fare per arrivarci essendo in Caucaso ai confini dell’Europa. Incominciai a cercare informazioni su internet e man mano ne trovavo, sentivo più realizzabile questo sogno. In circa cinque mesi sono riuscito a mettere assieme tutta la logistica del viaggio. Finalmente il 26/06/08 si parte con i soliti compagni di avventura, Kikki, Rommy, Carletto. Arrivati a Mosca circa alle 20.30 abbiamo cenato poi via subito a nanna. La mattina del 27 abbiamo raggiunto un altro aeroporto per il volo interno da Mosca a Mineralnyevody. Una volta arrivati ci aspettava un mini bus per il trasferimento nella valle caucasica diAzau (Terskol) ad una quota di 2180 m. Il viaggio durò tre ore, in una valle stupenda e strana allo stesso tempo. Arrivammo al nostro hotel, un mostro di cemento, ma fantastico all’interno, dotato di tutti lussi e confort.
La mattina del 28 inizia la vera avventura. Finalmente i nostri scarponi iniziano a mordere la montagna. Prendiamo i l primo tronco di funivia a pochi metri dal hotel. Poi subito il secondo. Ed in fine il terzo, una seggiovia monoposto come c’era sulle piste del Cerreto e di Febbio. L’arrivo è alla stazione Garabashi a 3800 m. Per arrivare al campo base percorriamo 450 m di dislivello, arrivando sulle rocce a dx del rifugio Diesel hut (ex Pruit) a 4160 m di fianco a due bivacchi in lamiera. Io e Rommy scendiamo a recuperare gli altri due zaini lasciati dai barre, mentre Kikki e Carletto provvedono all’allestimento del campo e della cucina. Tutto attorno a noi montagne imponenti intorno ai 4000 m, uno spettacolo. Pranziamo nella nostra cucina poi pisolino di collaudo tende. La sera si mangia presto per aver più luce possibile. I divertimenti in quota non erano molti, quindi alle 20.00 a nanna.
La mattina seguente ci saluta con un’aria molto frizzante. Noi siamo belli carichi e non vediamo l’ora di esplorare la zona. Ma la scarsa visibilità e il vento insistente ci limitano a restare nei paraggi del campo. Nel pomeriggio scendiamo dalle roccette e raggiungiamo il rifugio Diesel Hut rimesso a nuovo dopo l’incendio del 1998. Oggi semi gestito da un rifugista. La mattina del 30 la passiamo in relax mangiando le mitiche buste liofilizzate e frutta secca. Al pomeriggio decidiamo di fare un po’ di dislivello per acclimatarci. Raggiungiamo le roccette Pastukhov a 4690 m. Peccato per il tempo. C’era nebbia e quindi non abbiamo potuto vedere molto. Ritorno alle tende. Decidiamo per l’indomani di fare il primo tentativo, prepariamo gli zaini, ceniamo, poi a letto. All’una sveglia, il tempo non sembra molto favorevole ma decidiamo di provarci. Ci prepariamo e alle 2.00 si parte. Camminiamo per circa un’ora ma il tempo peggiora e ci costringe a ritornare al campo. Che fare? Si torna a dormire. Poi si aspetta che passi la perturbazione. Mangiamo e cerchiamo di ingannare il tempo giocando a briscola. Il quinto giorno lentamente passa. Il 2 di Luglio ci svegliamo a mezzanotte, ormai ci rimane solo questa possibilità. Mettiamo fuori il naso dalle tende, cielo sereno con forte vento. Si va. All’una siamo già in marcia. La strategia è quella di procedere slegati, in quanto non esistono pericoli oggettivi. Non vi sono crepacci sulla via di ascesa, e la pendenza non è mai eccessiva, raggiungendo nel tratto finale al massimo 35°- 40°. Il freddo è pungente. Inizia a fare giorno. I colori dell’alba esplodo di fronte a noi. Verso le 7.00 raggiungiamo la sella a 5354 m, che unisce le due vette, quella Ovest e quella Est. La nostra meta sarà la Ovest la più alta delle due. A questo punto il fiato si fa corto, e sono costretto a rallentare l’andatura. Dieci passi poi sosta per il tempo di contare fino a tre, poi altri dieci passi e così via. Iniziamo a distanziarci lun l’altro, ognuno cercando di procedere del proprio passo. I primi a raggiungere la vetta furono Carletto e Kikki verso le 8.30, poi Rommy ed io circa alle 9.00.
Purtroppo a causa del freddo e dell’altitudine che iniziava a dar noia Carletto e Kikki iniziano a scendere e così anche Rommy. Io arrivo per ultimo, ma voglio la foto di vetta,,,,,, Cerco di convincere Rommy a risalire con me gli 80 m che ci separano dalla sommità. Ma la stanchezza è il freddo hanno il sopravvento sulla sua volontà. Arrivo su e decido che non mi muoverò fino a quando qualcuno mi farà una foto, Assaporo il panorama. Non ci sono vette più alte intorno a me. Dalla coltre di nubi sbucano, le cuspidi delle montagne. L’emozione di essere arrivato fin su è alle stelle. Aspetto al freddo per 20 minuti, poi sbucano in vetta due tedeschi. E’ fatta mi accordo con loro per la foto. Pacche sulle spalle e complimenti fatti naturalmente ognuno nella sua lingua. Ci si saluta, poi io decido di scendere. Una discesa in solitaria fino alla sella dove mi ricongiungo con Rommy. La discesa è ancora molto lunga, ma almeno siamo in due. Finalmente alle 14.00 arriviamo al campo. I due cinghiali che ci avevano preceduto dormivano beatamente non so da quanto tempo. Saltiamo pranzo e cena e dormiamo fino al giorno dopo. Colazione abbondante, non si finiva più di mangiare, poi stancamente iniziamo a smontare il campo. Alle 16.00 del 3 Luglio siamo di nuovo al hotel in cemento. Mega doccia con idromassaggio, un sogno. Finalmente festeggiamo come si deve, con birozzo e grigliatina di carne. Poi a cena………. Dopo partitone a pinnacolo, sorseggiando genepì del Bernina. Finalmente si dorme su di un materasso. Il 4 Luglio salutiamo le due vette del Monte Elbrus e iniziamo il ritorno verso casa. Il giorno dopo visitiamo la mitica piazza Rossa e la cattedrale di S. Basilio, altra magnazza poi definitamene a casa.
Partecipanti: Pancini Gianluca (detto Pancio) Reggio E. Lusoli Cristian (detto Kikki) Reggio E. Guatteri Romano (detto Rommy) Reggio E. Micheli Carlo (detto Carletto) Viareggio Camaiore
Dati tecnici: Monte Elbrus (RUS) mt.5642 Periodo: dal 26.06. 2008 al 05.07.2008 -difficoltà: F -dislivello dalla seggiovia al campo base 450 m circa; -dislivello in salita e discesa dal campo alla vetta 1482 m -tempo salita 8 ore; -tempo discesa 5 ore |