Commissione sentieri
"Per alta che sia una montagna, un sentiero vi si trova" (detto afghano)
I SENTIERI NUOVI O MODIFICATI TRA IL 2008 ED IL 2011
vedi la nuova Carta dei Sentieri Appennino reggiano in tre fogli in scala 1:25000 edita da Geomedia (uscita giugno 2009)
SENTIERO 00 - TRATTI VARIATI:
1) PASSO CROCETTA - PASSO DEL CERRETO
Piccola variante per evitare oltre 1 km di trafficata strada provinciale, si sfrutta sentieri nella faggeta e su radure paralleli alla strada, ma si sfiorano vecchie trincee tedesche scavate a supporto della linea gotica e dopo il passo del Gatto (incrocio con la "Via dei Francesi") si tocca il panoramico monumento al card.. Sergio Pignedoli e al campo estivo della Marina negli anni '40. Purtroppo sul breve tratto di sentiero si sono accaniti con una pala eolica e un disboscamento lungo oltre 300 m in vista del collegamento con la linea ad alta tensione.
2) PASSO RADICI - PASSO FORBICI
Variante realizzata dal CAI di Castelnuovo Garfagnana per distruzione del precedente tracciato per costruire piste da fondo. La variante si stacca poco dopo il Passo delle Radici, e si porta sul versante emiliano, salendo in vetta al panoramico Monte Alpicella, poi raccordandosi in discesa al precedente tracciato su un valico nella faggeta
3) PASSO DEL GIOGO – PASSO LAGASTRELLO
Il tratto di 00 tra il Passo del Giogo e il Passo del Lagastrello è stato spostato quasi del tutto su sentieri paralleli alla strada asfaltata, su cui era prima, dal CAI di Fivizzano.
SENTIERO 603A Mulino di Civago - Prati di Fontanaluccia
Breve tratto di collegamento tra Civago e il sentiero 40 della Comunità Montana Modena Ovest, che prosegue per Fontanaluccia. Si potrà percorrere così un anello totalmente segnato tra Civago e Fontanaluccia, da cui si prosegue sul Sentiero Matilde fino alla Diga di Gazzano, si attraversa sulla breve variante che la collega alla chiesa di Gazzano, e da qui il sent. 680 ci fa tornare a Civago per la Fontana della Pila e la Torre dell'Amorotto.
Il sentiero si stacca dal 603 subito oltre il ponte sul Dolo ai piedi di Civago, presso il mulino di Civago (breve stradello a destra per raggiungerlo, ma è sempre chiuso tranne in occasione di feste). Invece di salre di fronte, la variante segue a sinistra lo stradello in piano, che tra siepi e campi supera una casetta ristrutturata e si inoltra nel castagneto dei Canini, un tempo uno dei più importanti e produttivi di Civago, ora in totale abbandono e costellato di secolari patriarchi come pochi altri castagneti in provincia. Al termine della carraia la vecchia mulattiera scende guadare il Riaccio (attenzione quando è in piena), che fa da confine con la Provincia di Modena e il territorio di Fontanaluccia. Un breve risalita ai piedi di alte pareti di marne calcaree spettacolari ci porta all'imbocco inferiore di una valletta rivestita di castagni: occorre risalirla, in parte sulla vecchia mulattiera ma con una digressione sulla carraia nuova parallela quando l'erosione del ruscello non permette più il passaggio storico. Ma si torna sul percorso storico proprio per percorrere alcuni tratti ancora selciati, conservati proprio perchè la nuova carraia è stata fatta a lato. Alcuni tronchi caduti sono stati lasciati apposta per impedire il passaggio di moto e simili, che danneggerebbero il selciato, già provato da piogge e vegetazione invadente senza che ci si metta anche l'uomo motorizzato (e questa per vari motivi è zona a rischio). Si sbuca dopo un'erta salita alle case dette I Prati di Fontanaluccia, insediamento agricolo ottocentesco: qui si immette sul sent. 40, che a sinistra scende verso Fontanaluccia con un percorso spettacolare nelle gole del Dolo, uno dei più belli della vallata, di fronte alla Torre dell'Amorotto. Prima del paese si scoprono un poggio panoramico (lo Stecco del Merlo) e una Maestà del 1685 con pilastrino in arenaria e bassorilievo in marmo, raffigurante la Madonna del Carmine, tra le più belle di tutto l'Appennino.
SENTIERO 681 Case Cattalini – Valcalda – Passo della Volpe – Rifugio Segheria – Passo delle Forbici
La rete dei sentieri naturalistici dell'Alta Val Dolo fu aperta e segnata in azzurro a metà degli anni '80 da parte dei gestori di rifugi Segheria e Battisti (Coop, La Ginestra), poi in parte ripassata nei decenni successivi dal CAI di Reggio, in parte sempre in azzurro e in parte passata al rosso e bianco con numerazione ufficiale (631, 605A, 605B, 691). Da alcuni anni i gestori del rifugio San Leonardo hanno ripristinato molti dei sentieri azzurri trascurati da 20 anni, mantenendo un numerazione alfabetica. Tra questi si segnala per lunghezza e grande bellezza il sentiero D, che collega l'Abetina Reale con Civago attraverso la Valcalda, in procinto di essere inglobato nel nuovo sentiero 681. Si stacca dal 631 al Calancone, che si raggiunge dal Rifugio Segheria con il 631A o dal rif. S. Leonardo e Case del Dolo con il 631. Permette quindi un rientro a Civago con un magnifico anello una volta saliti ad uno dei due rifugi con il 605 classico.
Partenza dal Rifugio Segheria: percorriamo l’ex 631 A (oggi 681), poco conosciuto ma bello e appartato. Si sale lungo la stradella forestale verso il Ponte del Rio Lama, lasciando poco dopo a destra il sentiero G azzurro di Prato Grande e attraversando poi l'area del vecchio vivaio. Al primo tornante i segnavia voltano a destra e attraverso la fitta fustaia di abete bianco scollina scendendo in breve a guadare il Rio Lama (attenzione in primavera allo scioglimento della neve, può essere necessario togliere gli scarponi) in un punto stretto tra erosioni sulle bianche marne calcaree che a monte e a valle formano scivoli e rapide suggestive. Una risalita con qualche tornante nella faggeta ci porta ad immetterci sul sent. 631 che prendiamo a destra. In breve costeggiamo la parte bassa della grande frana del Calancone, ancora attiva, che si spalanca alla nostra destra, costringendo il sentiero ad arretrare continuamente nella faggeta. Subito dopo si stacca a sinistra il sentiero D attualmente azzurro.
Qui si può arrivare da Civago o dal Rif. San Leonardo con il sent. 631 che si stacca dal 605 alle Case del Dolo e risale tutto l'antico insediamento fino alle ultime case dirute della Pianella con lunghi tratti fiancheggiati da filari di faggi secolari potati ad arte per sostenere il pendio con le loro radici e dare ombra al percorso verso i pascoli del crinale.
Il sentiero D risale per poco la parte superiore del Calancone e si infila nella faggeta a sinistra per incrociare la strada forestale Case Cattalini - Rio Lama, o meglio è stata la strada ad interrompere nel 1982 l'antica mulattiera. Poco a sinistra dello sbocco in strada il sentiero riprende a salire a destra e si porta dai 1550 m ai 1650 circa quando esce dalla faggeta ai piedi del M. Ravino. Grande spettacolo soprattutto in settembre con i mirtilli rossi e i ginepri verdi, o in primavera con la fioritura. I segnavia voltano a destra verso il soprastante Passo della Volpe. Ma si lascia poco dopo a sinistra il sentiero L di Pra Gherardo. La salita al crinale del M. Ravino avviene su un vasto anfiteatro di origine glaciale pur rivolto a sud, tra vecchi pascoli ormai invasi da mirtillo e ginepro, attraversa una colata di pietre poi sale deciso al valico. In questo tratto sotto un gradone del sentiero una famiglia di marmotte ha fatto la sua tana, ma l'avrete forse già sentita fischiare al vostro ingresso nella vallata. Un ultimo strappo ripido sale al Passo della Volpe 1807 m, tra il M. Ravino a destra e Alpe di Vallestrina a sinistra. Grande vista sul massiccio del M. Prado e oltre il valico sul circo glaciale della Valcalda. Incrociamo qui il sent. 607 (Civago - M. Cusna), che percorre il profilo del Gigante.
La discesa sull'anfiteatro glaciale della Valcalda è entusiasmante, ai piedi del Corno Grande, anticima dell'Alpe di Vallestrina. Il sentiero, ben tracciato e frequentato da sempre, è stato tagliato due volte da valanghe nell'inverno 2009, che hanno riversato tea e sassi su tutto il pendio, ma il passaggio è comunque semplice. Entrato nella faggeta il sentiero diventa spettacolare: decine di faggi secolari, diritti a valle e contorti sulla costa fiancheggiano il percorso rivestito da erba e muschi. Siamo sul crinale che separa la val Dolo dal suo affluente Rio di Cervarolo e questa mulattiera saliva proprio da Cervarolo ai pascoli più alti, mentre il tratturo del fondo della Valcalda, ormai poco riconoscibile saliva da Civago. Infatti poco più in basso ci trasferiamo su questo percorso voltando a destra e discendendo una valletta tra faggi, fino a raggiungere il fondo della Valcalda. Pochi metri di carraia poi di nuovo sulla mulattiera per Civago a destra tra faggi ad alto fusto. Traversata di nuovo la strada forestale il sentiero scende alle Sette Fontane (forse ora sono meno ma buttano tutto l'anno) poi con una svolta e una discesa piuttosto rapida cala sui pascoli e vecchie coltivazioni rimboschite sopra Civago. Superato un taglio recente di faggi e attraversati alcuni campi aperti giungiamo alle Calcinare, crocicchio di mulattiere in cui a destra presso una cappelletta ci si può immettere nel sent. 607 per Case di Civago, dove avremo parcheggiato per salire ai rifugi con il 605. Il sentiero D prosegue invece per breve tratto a sinistra verso Case Cattalini.
Il tratto Rifugio Segheria – Passo Forbici, segnato da pochi mesi con il numero 681, segue invece la storica strada forestale costruita attorno al 1920 detta “dei Milanesi”, che sostituì la teleferica del Cavalletto nell’esportare il legname dalla segheria dell’Abetina Reale. L’inserimento nella rete dei sentieri ufficiali si è resa indispensabile in quanto parte dell’Alta Via dei Parchi promossa dalla Regione in collaborazione con il CAI e il Parco nazionale. Una bellissima variante 681 A risale invece dal rif. Segheria la valletta del Sassofratto fino ai Prati del Monte Vecchio dove si immette sul 633 ai piedi del Passo omonimo (era finora stata segnata in giallo-azzurro con la lettera B).
SENTIERO C dello SPICCHIO (Sentieri naturalistici Alta Val Dolo - segnavia azzurri) : sent. 605 - Spicchio - Passo Diacciarini 631 - Canale del Lupo - 631
Dal rifugio Segheria sale a varcare il crinale dello Spicchio che divide la valli del Torlo e del Lama e al Passo Diacciarini si immette nel 631 per salire a Lama Lite (era uno delle principali mulattiere della tenuta dell'Abetina Reale), ma il ritorno scende dal 631 di nuovo verso valle seguendo un bel sentiero a lato del Canale del Lupo, fino a scendere sulla strada forestale e collegarsi di nuovo al 631 ormai prossimo al Ponte Rio Lama. I due rami del sentiero, in origine due mulattiere distinte, si possono alternare come varianti di salita o discesa tra il parcheggio del Rio Lama, il rif. Battisti e il rif. Segheria. Il sentiero tocca alcuni dei più remoti angoli della foresta di abeti come la Buca della Contadina, le Buche dello Spicchio, il profondo Canale del Lupo.
SENTIERO L di PRA' GHERARDO (Sentieri naturalistici Alta Val Dolo - segnavia azzurri) : Sentiero D - Pra' Gherardo - sent. 631
Il sentiero percorre antiche mulattiere nella valle del Rio Lama, si sviluppa a mezza costa sui 1700 m collegando gli accessi ai Passi della Volpe, di Vallestrina, Passone e Lama Lite, prestandosi a belle varianti di salita o discesa dal rifugio Battisti oppure per un anello autonomo dal rifugio Segheria o dal parcheggio del Ponte Rio Lama.
Si imbocca dal sentiero D appena uscito dalla faggeta ai piedi del circo glaciale del Passo della Volpe, attenzione che scende a sinistra in fondo al circo glaciale, attraversa un ruscello con sorgenti, oltre cui a sinistra si nota al limitare della faggeta un ricovero con il tetto crollato (faceva parte della serie costruita dalla Provincia negli anni '60 per i pastori, la maggior parte dei quali è stata poi ristrutturata dal parco regionale). Il sentiero , ben tracciato procede poi in mezza costa a saliscendi tra bosco e radure ai piedi dell'Alpe di Vallestrina. Anzi dopo una mezz'oretta troviamo una deviazione a destra non segnata che sale al Passo di Vallestrina (incrocio dei sent. 607 e 611): si vede bene il largo tratturo, ormai coperto da graminacee, mirtillo e ginepro. Il sentiero L prosegue invece in mezza costa andando poi a guadare il Rio Lama e un piccolo affluente, poi va a risalire in breve nella faggeta per uscire sul fondo del Pra' Gherardo, antico residuo di pascolo privato risalente a tempi remoti. Risalendo il pascolo e dopo un tratto di faggeta si può salire al Passone in mezz'ora circa senza traccia obbligata (le vecchie tracce delle greggi, ben chiare fino a pochi anni fa sono sparite).
Il sentiero si rituffa a sinistra nella faggeta, scendendo in breve a superare il Canal d'Asta e immettersi nella strada forestale di Lama Lite dove il sent. 631 inizia a tagliare i tornanti. Qui si può imboccare il 631 verso monte per salire a Lama Lite o prendere dal Passo Diacciarini il sentiero C per il rif. Segheria, oppure verso valle per tornare al ponte sul Rio Lama.
SENTIERO 629 A : Sentiero “Glenda” Forcone – Rifugio Bargetana.
Per ricordare Glenda Bucci, gestrice del rifugio Bargetana scomparsa nel 2010, è stato segnato dai suoi amici di Ligonchio un sentiero diretto che dal ponte del Forcone sull’Ozola (sent. 629 da Presa Alta al Battisti) sale su tracce delle vecchie mulattiere al rifugio Bargetana, favorendo così un anello escursionistico con rientro dal Passo Romecchio 633 alla Presa Alta.
SENTIERO 623 : Valbucciana - Monte Prampa - Monte Cisa - Passo della Cisa - Lama Cavalli - Costa delle Veline - Passone
Con l'aggiunta della prima parte, fino al Passo della Cisa, diventa uno dei più lunghi sentieri reggiani, arricchendosi della traversata dei Monti Prampa e Cisa, su sentieri da tempo immemorabile battuti e utilizzati da pastori, boscaioli, teatro della guerra di liberazione, e infine da fungaioli ed escursionisti. Al Passo della Croce, tra Prampa e Cisa, incrocia il sent. 621, recentemente rettificato in due tratti tra Montecagno e Prati Orzè.
La variante 623A ripristina il vecchio sentiero da Monteorsaro alla Prese, saltando il Passo della Cisa, già segnato negli anni '70 da Gianni Rosati.
La variante 623B dal Passo della Cisa si porta ai Prati di Sara aggirando da nord a mezza costa il M. Bagioletto: segue una mulattiera della Forestale negli anni '50, tra faggete e rimboschimenti a conifere, sbucando sui Prati di Sara a monte del Lago del Caricatore.
SENTIERO 635A : Prati di Sara - sent. 623 Lama Cavalli
Ancora un sentiero antico, ben battuto e da sempre utilizzato, la storica continuazione del tratturo da Casalino alla Lama Cavalli e alla Costa della Veline, pascoli ambiti e suddivisi dopo secolari liti tra le comunità di Febbio e Piolo, cui appartengono i borghi rispettivamente di Monteorsaro e Casalino.
Dai Prati di Sara parte il viottolo in mezza costa verso sudest, tra grandi faggi secolari e tratti scavati nelle arenarie del Cervarola. Guadato il Fosso del Lavacchiello, il tratturo si impenna in una salita costante, tra un bosco ceduo di recente crescita e alcuni faggi secolari a cadenza regolare, che venivano lasciati per far riposare all'ombra le greggi per marcare l'importante percorso fin da lontano o con il maltempo, una sorta di segnavia ante-litteram . Si termina sul 623 ai piedi del Cusna: a sinistra si sale alle Prese e al crinale verso la vetta sul 625, a destra si supera l' impluvio del Fosso Lama Cavalli (il continuo franamento delle argille ci ha fatto spostare più a monte il sentiero) e si attraversa la bellissima conca glaciale della Lama dei Cavalli, una delle perle segrete dell'alta val d'Ozola. Il 623 poi prosegue verso la Costa delle Veline , altro angolo tra i più belli della vallata.
SENTIERO 621 :
Il sentiero è stato allungato dai gestori del Rif. Monteorsaro, che hanno aperto e segnato su campi incolti e tratti di carraia un percorso diretto da Monteorsaro alla Peschiera Zamboni. Rimodificandolo i nostri volontari hanno trovato una lapide del XIX sec. dedicata a Domenica Gebennini “qui uccisa”.
Sul versante opposto del sentiero, la sottosezione di Scandiano ha segnato un secondo prolungamento al 621, da Montecagno a Cerrè Sologno per Piolo e Primaore, quindi ora il sentiero va da Cerrè alla Peschiera Zamboni per oltre 12 km e 4 ore di cammino. Ma prossimamente verrà ulteriormente prolungato da Cerrè a Sologno e alle Fonti di Poiano, nell’ottica di collegare con sentieri ufficiali tutti i paesi e i centri visita del Parco nazionale.
SENTIERO 621 B : Rifugio Monteorsaro – Monte Prampa
Il sentiero completa l’anello del M. Prampa dal Rif. Monteorsaro: il tracciato era già da anni molto frequentato. Sale subito in un rimboschimento a conifere, poi si allaccia ad un’antica mulattiera che saliva da Coriano e sale ripidamente sulla spalla meridionale del Prampa uscendo dalla faggeta. Infine tocca i ruderi di un alpeggio per pastori sotto la vetta, la aggira da est, inserendosi poco sotto alla vetta sul sentiero 623 Villa Minozzo – Prampa – Cisa – Passone. La chiusura dell’anello avviene con il 623 al Passo della Croce e sul 621 di nuovo al rifugio.
SENTIERO 679 Pratizzano – Collagna – Cerreto Alpi – Passo Crocetta
Segue la traccia dell’antica via del Cerreto prima del 1780, quando hanno tracciato la strada odierna sul lato occidentale degli Schiocchi. Arduo ritrovarla sulla scorta di vecchie carte, ma ora è segnato da Collagna a Cerreto Alpi e alla Crocetta. Il sentiero storico valicava infatti l’Appennino alla Crocetta, tanto che quando è stata costruita la strada nuova nel 1827 sull’odierno passo Cerreto, questo per anni venne chiamato anch’esso Crocetta, finché nel 1878 l’IGM per non fare confusione impose il toponimo Passo del Cerreto. In realtà il sentiero non inizia a Collagna, ma è stato prolungato a Vallisnera e Pratizzano, e in futuro a Poviglio e Ponte Andrella: dedicato infatti ai Vallisneri, collegherà Pieve San Vincenzo, Vallisnera e Cerreto, tre loro storici possedimenti, oltre ai sentieri 677, 667 e 649.
Dal rifugio Pratizzano si scende nel pratone (ex-lago di Pratizzano), voltando a sinistra quasi subito: una traccia di sentiero sale sulla strada che porta al valico: breve discesa con il 667, poi il 679 continua a scendere oltre la stele dei giovani trucidati dai nazisti fino a Vallisnera sull’antica mulattiera. Lasciata la variante 679 A che devia a sinistra fino ai ruderi del Castello dei Vallisneri, dal borgo di Sopra si prosegue alti sulla valle e tra castagneti si scende a Collagna. Dal centro si segue la strada per Vaglie poi a destra la stradella del Riarbero che varca il Secchia al ponte della Carbonara. Alla Maestà si sale a destra, poi si imbocca il tratto di antico percorso abbandonato da oltre 200 anni che risale alla Perdera, scendendo a Cerreto Alpi sul bordo degli Schiocchi con il 609. DA qui si tratta della mulattiera storica da Cerreto Alpi a Prato Pranda e a Sassalbo per la Crocetta. Parte da Cerreto lungo il Canale Cerretano, selciata e già riaperta e segnata come ippovia dalla Coop. Briganti di Cerreto. Dopo una Maestà della Madonna di Montenero si sale nel vasto castagneto del Morale. Attraversata la strada forestale sale al Canè, torbiera umida, e alla Serravecchia, dove guada il Canale e si immette nel 649 poco a valle del Lago Pranda. Incrociato il 649, sostituisce il vecchio 649 B segnato da alcuni anni dal CAI LA Spezia per il Monte Zuccalone e il Passo Crocetta sullo 00. Sul versante di Lunigiana la via detta della Riturnella proseguiva (oggi sentiero 96 A) verso Sassalbo e Fivizzano.
SENTIERO 649 B : Cerreto Alpi – Lago Pranda
Altra antica mulattiera tra Cerreto Alpi e i laghi, riaperta e segnata anni fa dalla Coop. Briganti di Cerreto. Abbrevia il sent. 649 senza passare dalla Gabellina, ma risalendo tra antiche coltivazioni, i calanchi delle Orsarecce, una serie di carbonaie. Si presta ad anelli con il 679 , 00 e 675 A (via dei Francesi).
SENTIERO 677 : “VIA PARMESANA”
Proseguono i lavori di individuazione e segnalazione della Via Parmesana all’Ospedalaccio, in seguito alla collaborazione con l’Università di Pisa e il parco nazionale per gli scavi dell’antico Hospitale di S. Lorenzo. La storica via Parmesana , detta anche Via della Riva collegava la Lunigiana a Parma: il tratto reggiano è stato segnato da Ramiseto al Passo dell’Ospedalaccio, per Montemiscoso, la Bandita, il rifugio Pratizzano, il Monte Ledo, il Monte Piano, il bivacco Pra Po’, le fonti di Capiola. Incrocia i sentieri 680, 609, 667, 669, 651, 675 e ingloba in parte il sentiero 669, e interamente il 675B, che scompare. Quasi l’intero percorso fece da confine ducale tra gli Stati di Parma-Piacenza e di Reggio-Modena per 4 secoli. Una variante 677 A percorre i confini ducali dei Segalari, unendosi al 677 alla Bandita. Tra boschi e radure si toccano tratti di strada e di carraie fino a Pratizzano, quindi sempre a leggeri saliscendi alti sulla valle Andrella fino a Monte Ledo (incrocio con il Sentiero dei Pastori 609). Il tratto più spettacolare dal punto di vista storico sale dal Monte Ledo al varco di M. Piano, e scende in val Secchia al bivacco di Pra Po’ allestito 40 anni fa per i pastori di Valbona. Si trattava dell’unico tratto della via Parmesana un po’ abbandonato da alcuni decenni, anche se si tratta di una sede viaria in molti punti larga oltre 3 metri, come si addiceva ad una via importante di valico, per giunta per secoli linea di confine essa stessa tra i Ducati di Parma-Piacenza e Modena-Reggio. Seguendo i vecchi segnavia del Sentiero del Pellegrino, promosso 15 anni fa circa da Mario Borghi (fratello del compianto Bruno, il “professore”) si segue poi un tratto del 669 fino a Capiola (antica Valle Frattina) e poi lasciato alla Riva il sent. 651 per Cerreto Alpi, prosegue in quota ormai ricalcato dallo stradello dell’acquedotto fino all’Ospedalaccio. . La prosecuzione oltre il valico dell’Ospedalaccio e gli scavi archeologici dell’hospitale di S. Lorenzo è stato riaperto anni fa dal CAI di Fivizzano, attende solo di essere segnato come 98 A per scendere a Sassalbo.
SENTIERO 667
Nel 2010 è stato prolungato a valle del Lago Calamone fino al Mulino di Montemiscoso (casa Vacanze), dove incrocia il 680, su un tradizionale percorso di pastori e boscaioli di Montemiscoso verso i loro terreni, in gran parte ancora di proprietà collettiva. Il sentiero prosegue poi verso le Fonti di S. Lucia e il parco flora provinciale di Cervarezza, dal cui parcheggio ora parte. L’idea però è quella di collegare in futuro con il sent. 667 la Pietra, il Lago del Ventasso e l’Alpe di Succiso . Attualmente si può percorrere così un magnifico anello da Cervarezza al Lago del Ventasso con il 665 per le Cadòniche, 663 e rientro sul nuovo tratto del 667.
SENTIERO 667 A : LAGO CALAMONE – BORRA SCURA
Anche questo sentiero, parallelo al 667, deriva da due esigenze: sostituire segnali vari apposti da ignoti su un sentiero ben battuto e percorso da anni perchè storico e rendere fruibili anelli da località note e frequentate come il Lago Calamone e il Rifugio Pratizzano, finora mai toccato da sentieri segnati. Permette anelli con il 667 tra il Lago, il Ventasso e Pratizzano, o con il 677 verso Montemiscoso.
La variante parte sulla riva meridionale del Lago Calamone dai segnavia 661-667 per salire sui pascoli soprastanti e percorrere la bella valletta , torbiera in origine, ma bonificata e canalizzata per essere utilizzata a pascolo (ora dei cavalli del Ventasso). Ricalcando in parte il vecchio tracciato del 667, si sfiora la torbiera detta Lago Verde (breve deviazione a sinistra nella pineta artificiale) per poi risalire sulla panoramica costa che divide il bacino del lago dalla vallata della Lonza, presso l'arrivo di una sciovia. Si cala ora sul versante settentrionale tagliando le piste e percorrendo vallette di origine glaciale. Superato l'antico confine ducale si entra nella conca di Borra Scura, e seguendo poi a sinistra i segnavia 677 sull'antica strada detta Parmesana (da Parma alla Lunigiana), che ancora oggi fa da confine tra i borghi di Pieve S. Vincenzo (comune di Ramiseto, ex- ducato di Parma) e Vallisnera (comune di Collagna , ex-ducato di Modena e Reggio), fino a scendere alla conca di Pratizzano e all'omonimo rifugio.
SENTIERO 657 : Cecciola - Sella del M. Acuto
Il sentiero partiva da Miscoso, ma presentava tratti ostruiti e dislivelli in contropendenza. Inoltre il sentiero storico partiva da Cecciola, e approfittando del'ostruzione del guado Liocca sul 609 tra Cecciola e Miscoso, si è deciso di dare un'alternativa sul ponte del Mulino Briselli. In questo modo si sono create possibilità di brevi e lunghe escursioni ad anello partendo da Miscoso, da Cecciola e anche da Succiso (di cui si parlerà a proposito del sent. 653).
Il nuovo tratto del 657 si presenta come uno straodinario sentiero didattico: vi sono rappresentati diversi habitat naturali, testimonianze storiche, emergenze geologiche.
Si parte dal borgo di Cecciola, uno dei più conservati del reggiano, in cui gli edifici centrali sono stati restaurati ed adibiti a casa vacanze e punto informativo del parco nazionale. Il primo tratto , tra antiche Maestà in marmo apuano, è in comune con il sent. 609 verso Miscoso, ma giunti presso l'alveo del T. Liocca, lo si lascia a destra verso il difficile guado per proseguire diritto a varcare il fiume sul ponte oltre cui sorge il rudere del Mulino Briselli, l'unico sopravvissuto all'alluvione del 1972 (dei circa 6 mulini un tempo attivi sulla Liocca). Segue un tratto selciato in pietre arrotondate di fiume in salita nel castagneto di Cecciola, uno e più antichi e suggestivi della provincia. Attraversata la strada provinciale si prosegue a salire nel castagneto, avvicinandosi al bordo della Valle Liocca: siamo sul bordo di una morena glaciale laterale, la più lunga della provincia, da qui detta Costa del Ciglio (Ocì sulle carte IGM, i topografi hanno riportato la voce dialettale senza capirla). Salendo i castagneti lasciano posto a terrazzamenti un tempo coltivati e infine alla faggeta. A quota di quasi 1000 m incrocia il Sentiero dei Ducati SD, che a destra scende a Miscoso: lo seguiamo per poco in salita, poi lo lasciamo a sinistra in discesa per Succiso. Il 657 prosegue lungo il crinale tra Liocca ed Enza, antico confine tra il territori di Succiso e Miscoso. Alcuni tatti di faggeta sono stati di recente diradati lasciando la vista spaziare sulle vette parmensi. Entrati nei confini del parco nazionale, siamo sulla Costa dei Ronchi e lasciamo a destra il nuovo tratto di sentiero 657a per Miscoso, che presto si inserisce nel vecchio tracciato del 657 e lo segue verso la Costalta dove incrocia il Sentiero dei Ducati e lo segue il discesa sulla Costa Magnano fino a Miscoso. Poco dopo si lascia a sinistra il nuovo sent. 653a per Succiso Nuovo, che segue la nuova ippovia, segnata in giallo e blu. Ora la segue anche il 657 che percorre sempre la morena laterale, che si sdoppia poi si addossa al M. Fugacciaro, evidenziando le varie fasi georfologiche con le differenti rocce che si calpestano. Ora siamo ormai sul vecchio sent. 657, che entra nella faggeta della Selva, incrocia il 653 e risale ai laghi glaciali Gora e Gonella, poi al Lago M. Acuto e al rif. Sarzana.
Si può tornare a Cecciola con il 659 verso I Ghiaccioni, da cui il sent. 653a scende lungo la valle Liocca a Succiso Nuovo , poi SD a Succiso di Sopra, 609 per Succiso di Sotto e Cecciola (in tutto la bellezza di 7 ore, ma si può pernottare al rif. Sarzana...). Ovviamente alla Selva si può piegare a sinistra sul 653 fino a Succiso abbreviando l'anello di circa tre ore.
SENTIERO 653 : Succiso Nuovo - La Selva - Quattro Fagge - Foce di Torsana 00
Per sfruttare i tratti di ippovia regionale aperti e segnati in giallo e blu, si può ora proseguire il sent. 653, che si immetteva a La Selva nel 657, verso il Lagastrello, incrociando anche il sent. 659 e attraversando il confine regionale nella torbiera dei Laguestri.
Da Succiso Nuovo si risal la valle Liocca, che dopo aver lasciato a sinistra la var. 653A che la risale fino ai Ghiaccioni, guada il torrente risale la sponda sinistra su carraia. Si lascia questa (ora 653B), che prosegue come ippovia con breve tratto suggestivo nella faggeta fino ad immettersi sul 657: il 653 sale ripido a sinistra risalendo una morena glaciale fino alla faggeta in piano detta La Selva. Incrociato il 657 lo si segue per poco a destra, e di nuovo a sinistra il tratto nuovo segue l'ippovia con breve salita alla Sella del M. Fugacciaro. Affacciati ora in alta Val d'Enza, si procede in mezza costa sui 1230 m, con vista sull'Appennino parmense attraverso i varchi dei recenti diradamenti. Ci si immette alle Quattro Fagge sul sent. 659 per il M. Acuto, si scende con esso a destra, e poco prima dell'incrocio con il Sentiero SD dei Ducati da Miscoso si volta a sinistra su antica mulattiera fino alla vicina torbiera del Laguestri, divisa in due dal confine regionale, che rispecchia secoli di liti confinarie tra Miscoso (fino al 1847 Ducato di Parma) e Fivizzano (ora Comune di Comano, fino al 1819 Granducato di Toscana). Dopo altre faggete e torbiere ci si immette sul sent. 659A-Sentiero dei Ducati, che si segue a sinistra in mezza costa, poi presso i rimboschimenti forestali si lascia a sinistra e si prosegue sulla mulattiera di valico per la Lunigiana (finora segnata 659B- Sentiero dei Ducati), che in breve incrocia lo 00 alla Foce di Torsana 1322 m. Diritto la mulattiera prosegue con il n° 108 (pari perchè in versante tirrenico) per Torsana immettendosi sul Trekking Lunigiana per Sassalbo o Comano.
SENTIERO 653 A : Succiso Nuovo – guado Liocca 653-673
La razionalizzazione dei sentieri della Valle Liocca ha comportato una numerazione unica dell’antico percorso da Succiso a Pietratagliata, con il numero 673. Con il numero 673 A (classificato EE) resta il tracciato ardito tra il Rifugio Rio Pascolo e i Ghiaccioni (nuovo bivacco del CAI Bismantova), quindi scompare il vecchio 653 A , inglobato nel 673. Allora abbiamo dato questo numero ad un tratto dell’antica mulattiera sopravvissuto alle alluvioni. Essa partiva da Succiso Villa di Sotto, e superata la Liocca presso i mulini la risaliva sul versante sinistro (destro per chi sale). Oggi si può percorrere dal tornante della strada per Varvilla, assieme al Sentiero dei Ducati (guado della Liocca obbligatorio dopo il crollo della passerella a Natale 2009), poi se ne stacca e segue il corso del torrente fino a confluire nel 653 presso il guado della Liocca: qui la mulattiera storica riattraversava il torrente, inserendosi nel tracciato segnato ora 673 verso i Ghiaccioni. Il 653 a destra invece sale alla Selva e al Rifugio Sarzana, permettendo un magnifico anello di rientro a Succiso con il 659 (da poco restaurato dal CAI S Val d’Enza) per il Bivacco Ghiaccioni e il 673.
SENTIERO 659B Diga di Lagastrello - Passo di Lagastrello 00
Il numero 659B , liberato dal tratto ora divenuto 653, è stato portato su questo breve ma splendido sentiero , già da anni frequentato e battuto, che segue le rive del Lago Paduli (più noto come Lagastrello), dalla Diga (parte 100 m dopo la partenza del 659 dal ponte) al Passo d Lagastrello (arriva sulla strada del Passo Giogo 100 m prima del valico). Faggi secolari, fioriture splendide, rende bene quando il lago è pieno (primavera o dopo piogge), e al fondo del lago guada l'Enza al suo principio (ma l'acqua non c'è quasi mai).
A cura della Commissione Sentieri Sezionale